Montanelli e quell'”agguato” a Guareschi

Articolo pubblicato su il Giornale OFF
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Domani, sabato 21 luglio, sarà il cinquantesimo anniversario della morte di Giovannino Guareschi. Domenica 22 luglio alle ore 10 Marco Antonioli, sindaco di Roccabianca (Parma), paese natale di Guareschi, celebrerà la ricorrenza a Cervia, dove il grande scrittore morì (Redazione).

 

Questo è il mondo piccolo: strade lunghe e dritte, case piccole pitturate di rosso, di giallo e blu oltremare, sperdute in mezzo ai filari di viti”: così Giovannino Guareschi (sì, lui, l’ispiratore della serie cinematografica di don Camillo: in Italia per i più è un misconosciuto, ma quando di fronte alla loro faccia di pesce aggiungi «Guareschi, quello di Don Camillo», si illuminano) dipingeva i luoghi delle sue origini: Fontanelle, piccolo borgo rurale della bassa parmense a Roccabianca, dove nacque nel 1908 e poi Roncole, dove si trasferì alla fine dei Cinquanta.

E Il Mondo piccolo è anche il nome del Museo che Fontanelle ha inaugurato nel 2008 in occasione del centenario della nascita del grande scrittore e di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo della mosrte (venne improvvisa a Cervia, nel 1968), offrendo al visitatore un’esperienza “immersiva” in quelle terre della Bassa che hanno dato vita a una vicenda culturale unica (all’epoca e anche di più oggi): Il Mondo piccolo dimostra cosa significhi concretamente tutelare memoria e cultura del territorio, in un percorso di ri-scoperta della Bassa parmense (“Benvenuti, gente, benvenuti nel Mondo piccolo, qui il cielo è spesso di un bell’azzurro, salvo nella stagione men buona, in cui si levano fittissime nebbie”), con una documentazione di video, installazioni, opere a parete, materiali dall’archivio degli eredi Guareschi, del Movimento Cooperativo e dell’Archivio Storico Comunale di Roccabianca, con “repliche” fisiche di luoghi e contesti e naturalmente libri, la vasta produzione di un giornalista e scrittore tradotto in tutto il mondo, perfinio in eschimese!

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Giovannino Guareschi fu estremamente “moderno”, anzi addirittura in anticipo sui tempi: il suo slogan “Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no” era di una potenza ed efficacia comunicativa che neanche gli spin doctors di oggi, il suo anticomunismo era raffinato e ironico (“trinariciuti”, altro neologismo di suo conio per riferirsi agli iscitti al P.C.I. che si dicevano “diversi” dai borghesi, affibbiando alla loro faccia tre narici) e la sua penna e il suo dire erano inespugnabili proprio per quel mix di ironia (scippandola ai “sinistri”!) e riflessione.

Era amico di un altro grande giornalista, Indro Montanelli, che in una puntata della sua serie televisiva Incontri lo fa “perseguitare” dalla troupe inviata in quel di Busseto per strappare un’intervista all’ “orso“, come lo definisce nel filmato.

Era la fase, nella vita di Guareschi, successiva a quel fattaccio che gli cambiò la vita.

Indro Montanelli – Incontro con Giovanni Guareschi

A un certo momento vollero fargliela pagare e ci riuscirono: una mano fintamente amica (i tuoi nemici peggiori sono proprio i tuoi amici) gli sbolognò due falsissime lettere attribuite a De Gasperi risalenti al 1944, nelle quali il futuro Presidente del Consiglio chiedeva al generale britannico Harold Alexander, comandante delle forze alleate in Italia, di bombardare alcuni punti nevralgici di Roma «per infrangere l’ultima resistenza morale del popolo romano» nei confronti di fascisti e truppe tedesche: Guareschi, all’epoca direttore della sua rivista “garibaldina” e anticonformista Il Candido, le pubblicò nei due numeri del 24 e il 31 gennaio 1954. Risultato: querela di De Gasperi, processo e condanna per Guareschi a dodici mesi di carcere per diffamazione. Lo incastrarono, gliela fecero pagare carissima, 409 giorni di sorveglianza strettissima: no, come si suol dire non c’era un giudice a Berlino.

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(Quasi) tutti gli voltarono le spalle e dopo il carcere più nessuno lo fece scrivere sui giornali, era un intoccabile, un paria, un appestato, ma lui non si diede per vinto: «Non mi fanno più scrivere sui giornali e allora scriverò sul menu». Detto, fatto: apre nel 1957 a Roncole, vicinissimo alla casa natale di Giuseppe Verdi, il suo ristorante, il Caffè Guareschi in cui tuttora si può entrare per sorseggiare quel Lambrusco con etichetta disegnata da Guareschi in persona.

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