Vogliamo “uomini” come Oriana Fallaci

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Via Marx, Largo Partigiani d’Italia, ci sarà pure una via Togliatti.

A Milano. Che l’ANPI e il sindaco e l’assessore Majorino-non-me-ne-frega-niente-di-far-perdere-voti-al-PD non mancano mai di presentare ad ogni festa comandata “Milano antifa”.

Ma poi succede che a Sesto San Giovanni, l’(ex) cosiddetta “Stalingrado d’Italia“, la fascia tricolore del sindaco la conquisti il candidato di centrodestra, prima volta in assoluto nella storia dell’Universo: Roberto Di Stefano.

Un trauma, per la sinistra in generale, quasi come quello provato nel lontanissimo 1999, quando a Bologna divenne sindaco “il Guazza”, Giorgio Guazzaloca (R.I.P.).

Oriana-Fallaci-ansa
Ph. Ansa

Ma non basta. Succede che proprio lì, nella “Stalingrado d’Italia“, la giunta comunale deliberi l’intitolazione del giardino tra le vie Italia, Guerra e Manzoni a Oriana Fallaci.

Lei, lo scrittore, come voleva essere definita quando gli orridi “ministra” e “assessora” sarebbero stati sottolineati con la matita blu dell’erroraccio, lei che non le mandava a dire, con quella sigaretta tra le dita coi calli da scrittore, quando ancora non ti crocifiggevano per le tue piacevoli abitudini.

E infatti si era tirata addosso le contumelie della peggior specie da parta della anime non tanto candide dei vari girotondi e indignati speciali, rea  di non esser stata troppo tenera nei confronti di certe consuetudini dell’Islam politico.

Era famosissima anche prima ovviamente, per i suoi libri, i suoi reportage, le sue interviste (se non l’avete ancora fatto, correte a leggere quella a Yasser Arafat in Interviste con la storia, intervista non genuflessa in cui il Rais viene trattato malissimo), ma all’indomani dell’eccidio dell’11 settembre, con quel suo editoriale sul Corrierone (Rizzoli era il suo editore e Ferruccio De Bortoli l’andava a trovare a N. Y. quando lei stava per lasciare questa valle di lacrime), si era attirata gli strali dei benpensanti, massimizzandone ulteriormente la già possente celebrità.

Fu attaccata, insultata, le dissero di ogni. Perché era una donna libera e difendeva con le unghie e con i denti la libertà minacciata dai mozzorecchi islamisti  e in generale dalla famigerata politically corretness, quando ancora non usava.

I padroni delle città italiane mai le avrebbero dedicato una via o una piazza: forse si stanno smuovendo, ma solo giusto un po’ e con scarsa convinzione a Milano, per dedicare una via a Bettino Craxi.

A Sesto San Giovanni invece, grazie al sindaco Roberto Di Stefano, sono avanti. «Oriana Fallaci ha onorato il nostro Paese con i suoi libri e i suoi reportage. E’ stata inoltre lungimirante nel descrivere, in contrasto con il buonismo imperante, la minaccia del fondamentalismo islamico e la debolezza dell’Occidente nell’approccio verso gli estremisti. Ha difeso, con forza e passione, i nostri valori, le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra identità. Rappresenta una figura, con le sue idee, le sue critiche e le sue prese di posizione, costantemente attuale in un’epoca di pericoli terroristici.E’ un onore poter dare uno spazio nella nostra città a una donna che ha dimostrato grande coraggio nella sua professione e nella sua vita» (fonte Milanopost).

Ecco, ci voleva un “rivoluzionario” non allineato come Di Stefano per compiere quello che era -poteva essere- un atto dovuto. Ma non a Milano, dove comanda Majorino, primadonna che si autocompiace della sua volontà di passare alla storia come quello che ha inventato la più lunga tavolata del mondo in Parco Sempione. Ce ne fossero ancora, invece, di uomini come Oriana Fallaci!

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