Il ponte sullo stretto (di Brera) si farà?

emanuele beluffi

ilgornaleoffQUESTO ARTICOLO E’ STATO ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU IL GIORNALE OFF 
 
 

Il Ponte di Brera, meno lungo del Ponte sullo Stretto ma forse più utile, è una stilosa passerella progettata dal gruppo internazionale di architettura Front

 
Ma ddddaaaaiii!

Quest’aereo percorso tra le fronde sovrasterà il mare verde dell’Orto botanico di Brera

 
Ullallà!

Pierluigi Panza sul Corrierone di ieri cicalava con leziosità gaiamente lieve sul secondo orrore estetico, dopo le banane in Piazza DuomoMilano, di cui l’amministrazione non prova vergogna: il “ponte di Brera”, un corridoio fatto coi soliti vetro e acciaio che unirà la Pinacoteca di Brera a Palazzo Citterio.

Costi di realizzazione sostenuti da privati e approvazione del ministro Franceschini.

Si farà?, non si farà? Non occorre rimandare l’ardua sentenza ai posteri: il parere favorevole arriverà dagli uffici comunali e dalla sovrintendenza, ergo…

Il ponte sullo stretto di Brera sarà, in base ai rendering diffusi a mezzo stampa, una struttura lunga centocinquanta metri, larga tre e alta tre e mezzo e collocata a nove metri di altezza, “[…] retta da esili pilastrini, quasi minuscoli tronchi d’acciaio in un bosco di piante“, cinguetta con fare ispirato il giornalista del Corrierone del Cairo.

Sarà un dono alla città elargito da privati (di cui prima o poi scoprirò i nomi), che daranno i soldini al gruppo Front per realizzare l’obbrobrio antiestetico finalizzato a por fine alla transumanza delle trecentomila persone l’anno che attraversano l’Orto botanico per passare dalla Pinacoteca a Palazzo Citterio -che chiameranno Brera modern. E ‘sti cazzi.

La chiamano “architettura di qualità” (Franceschini dixit e ovviamente il sindaco Giuseppe Sala è favorevolissimo) e questa espressione mi suona tanto coordinata in armonia con lo “sviluppo sostenibile” irreggimentato nell’universo di discorso mainstream delle parole d’ordine tipo “ecosostenibile” e balle varie.

Guardate il rendering: non vedete come la suddetta struttura in vetro e acciaio sia irrimediabilmente inconciliabile con l’ambiente in cui sarà collocata?

Sarà la gioia dei turisti architettonici, ma a me queste soluzioni che ignorano totalmente l’armonia con lo sfondo fanno andare ai matti: il ponte sullo stretto di Brera è una schifezza come gli uffici Axa in Porta Garibaldi.

Questi architetti del gruppo Front sono del tutto privi di senso estetico e il placet di un’amministrazione che ha giù dato prova di esserne anch’essa del tutto priva (vedi le succitate banane in Piazza Duomo) è la naturale conseguenza della (mancanza-di) fantasia al potere. Magnificata dai giornalisti enfatici del giornalone di via Solferino.

Sponsorizzata o meno, questa passerella non serviva. E, se proprio proprio s’aveva da fare, doveva esser realizzata in mattoni e pietre, altro che vetro e acciaio.

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